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Archive for novembre 2010

una sensazione difficile da spiegare.
fai finta di andarti stretto.

ti senti Jimmy Page sul palco, ti senti un gigante, con la chitarra troppo piccola per la tua grandezza, e le fai fare tutto quello che può.
Avesse vita, morirebbe.
Avesse un’anima, la venderebbe.

E come se andassi più veloce della tua ombra.
Sai che non è possibile, eppure è così.
L’ombra sta lì a dirti chi sei, a ricordartelo. A volte lo fa ridendoti dietro. Altre con voce grave.
Niente ombra. Forse perchè tutto è vuoto intorno (cos’è il vuoto???), tutto è piatto… forse non c’è luce..

Gridare così tanto da sentirti come strozzato. E nessuno che ti sente.
Insonorizzato.
Tutto è insonorizzato, anestetizzato, addormentato, rallentato. Tutto è lucido, come i video degli anni ’80.
Scintillante ed assurdo.
Vedi chiaro, pur non vedendo.

Ti senti così grande, e così inutile.
Un gigante in un negozio di porcellane. Non puoi fare danni, e devi stare immobile.
Sospirando, assiso sul tuo trono del cazzo che ti sei fatto con pelli ed ossa altrui. Che alla fine sono solo le tue.

Girare intorno, la coda del cane, le molle che scendono le scale.
Cose senza senso.
Cos’è il senso?
Io sono tutto, io sono niente.
Mi segui ancora?
Il pugno nella notte, la gola secca, le briciole sul tavolo.
Robert che grida, il jeans strappato e la borsa caduta.
Sei ancora qui?

Far parte di qualcosa, da fuori.
Vivere non vivendo.
Guardare intorno.
I brividi e le mani che sono forti che non te lo saresti aspettato.
La fame che non c’è più, come la voglia di mangiare.

Ho dato un pugno al muro.
Qualche giorno fa..
Ho ancora un pò di dolore.
Dolore…
Ci ricorda che siamo vivi.
Noi che rimaniamo, siamo finiti.
Quelli che vanno via, sono furbi..

La terra arsa, arida. La pioggia che va lontano e si dimentica di passare. Gli alberi bruciati.
Ficco le dita nella terra nera, il cielo è di pesca.
Fa freddo, ho freddo.
Il sangue nelle vene ed il marmo freddo. Con il calcestruzzo.
Una foto e due mazzi di fiori.
Et voilà, ti sei meritato l’ultimo giro sulla giostra.

Che fine del cazzo.
Voglio andarmene via cantando.

Vorrei avere la voce di Robert.
Vorrei gridare mentre parlo. Vorrei parlare mentre grido.
Magari salendo delle scale, verso il cielo…

Jimmy, figlio di una puttana che non sei altro, fammelo come solo tu sai fare l’assolo

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M. Ali

Stringeva i pugni.
La notte era un guanto.
Migliaia di occhi su di lui. L’aria era ferma, e tutti non respiravano.
Al centro di quella moltitudine, un uomo.
Uno solo. Alle corde.
Con il nuovo, il forte ed il fresco che lo colpiscono contemporaneamente.
Ora è stordito.

“Sono già stato in questo posto, quando aprirò quella porta, e mi alzerò, lui sarà morto”.
Fisso sullo sgabello, all’angolo, gomiti sulle cosce, sguardo davanti.
Per molti in un punto, per alcuni sull’infinito, sull’indefinito, sul perfetto, sull’incerto.

Lo vedi volare come una farfalla, lo senti pungere come un’ape.
Combatti uomo…combatti.

Sono ancora le corde quelle dietro di me?
Alle spalle solo un grande vuoto. E la corrente fredda che ti solletica.
Andare avanti.

“E quel muro???”
“Buttalo giù. No? Semplice…”

Rise di gusto…. “perchè no??”

Uno, due, la pelle che non tiene più i muscoli…
il muro è giù, quell’uomo è morto…

“Dimmi daccapo che è impossibile, e dimmelo in piedi…”

Bumbaye Ali Bumbaye Ali Bumbaye Ali….
I guantoni in cielo, le stelle che fanno posto, le teste all’insù, il vento che scorre piacevole…
Il posto è tuo.
Te lo sei meritato.

Bumbaye Ali Bumbaye Ali Bumbaye Ali..
Veloce come una farfalla, lo senti pungere come un’ape.
Combatti uomo….combatti…

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alla fine..hai vinto all’alba

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