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Archive for dicembre 2010

leggi l’articolo su Corriere.it

Paradossi strani.
L’Italia, lo ricordo, ha abolito la pena di morte e sostiene la moratoria ONU per l’abolizione della pena capitale.

Il Pentotal è usato per le iniezioni letali.
Sinceramente, aprire la Home Page di questa azienda, e scoprire le foto che ci sono su, è abbastanza raccapricciante.. sito internet Hospiria
Spaventoso anche quando si legge che è una “azienda globale…” “una società internazionale…”

Vi lascio pensare allo “scaricabbarile”, alla de-responsabilizzazione conseguente, al menefreghismo imperante.

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semplicemente lì

A te, che mi trascini come la coperta di Linus.
Che prendi cura delle ferite che le vite incuranti lasciano sulla pelle.
Vuoi i morsi, vuoi i graffi, vuoi le botte, vuoi le pugnalate. Alle spalle.

A te, che intravedi nel torbido dello stagno.
Alle mille vite che mi tengo sulle spalle, che ne ho bisogno sempre una di più.
Vuoi che sarà fame di vivere, o paura di morire inutilmente. Metti tutte e due.

A te, che lotti per me.
Anche quando mi lascio cadere come uno straccio usato, per terra.
Che gridi quando non ascolto e mi fai tornare coi piedi per terra.

Se il tempo potesse bloccarsi all’improvviso,
saprei dove trovarmi.
Semplicemente lì.

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Certe volte vorrei tanto poter spiegare, dire, esprimere il denso che ho dentro.
Ma è così denso, che non scorre fuori. Neanche tirandolo via. Ed allora in sere come queste aspetto di addormentarmi, perchè solo il sonno mi aiuta; come morire e rinascere domattina.
Sentire Caruso, sentirlo dimenarsi e soffrire per la sua amata. Sentirlo vibrarlo, toccargli il dolore e farlo tuo.
Le braccia cadono lungo il corpo, anche loro sopraffatte. Gli occhi a malapena si tengono aperti sul mondo, un mondo piccolo oggi, che non lascia molto spazio.
Viviamo tempi strani, ed a volte si sente il peso di un futuro che si diverte a nascondersi.
Le parole.
Così leggere da volare via, da non lasciare segni in nessuno. Così sussurrate, che presto lasciano i ricordi di chi li legge. Eppure queste parole scavano rocce immense qui. Smuovono montagne.
Cuore ingrato. Ti sei preso la vita mia.
Bisogna sempre inventarsi. E mai fermarsi. Spero che la capacità di rinnovarsi non si affievolisca con gli anni.
Nè carne nè pesce. Non vecchio, non giovane. Nel mezzo.
Nella provvisorietà, la perfezione.
A volte non credo neanche io alle cazzate che dico.

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tu la conosci?

Al primo sguardo, sei suo.
Ti fa sentire l’odore, si fa assaggiare.
Si fa inseguire, acchiappare, poi scappa e la insegui,
sfiorandole polsi e gomiti in corsa.
Ti ansima addosso, in faccia.
Il respiro è come il vento caldo d’estate, che si sta caricando di pioggia sul mare.
Ti chiama con voce tanto sottile, che ti affetta l’anima…
E tu cuoci….dentro…tutto è un fuoco.
E ti prende la voglia di ballarle sopra.
La stronza apre le gambe che è una meraviglia,
e dentro è tutto un trionfo di pesche e velluto.
Ti graffia e ti sorridi,
e si bagna le labbra con il tuo sangue.

E’ un pensiero fisso.
E’ un motivetto in testa, perpetuamente in testa.
E’ il rombo lontano e cupo di cose non buone.
Ma che non puoi evitare nè di sentire, nè di voler sentire.

Lei è una dittatura.
Un velo appiccicoso.
Una maledizione, ed una benedizione.
Un tormento ed una gioia.
Lei ti guarda e ti ride in faccia.
Si denuda appena la vuoi, e non ti lascia andare finchè non si scoccia di te.

Le piace stare sotto che è uno spettacolo,
e si muove insieme a te,
come adesso, proprio adesso..
ma vuole tutto.
E non ti lascia le briciole.
No.
Si prende tutto.

Ti toglie il tempo, ti toglie lo spazio, ti toglie le voglie, ti toglie tutto.
E’ il freddo sotto le porte,
è una cappa che tutto può coprire.

E’ il bello ed il cattivo tempo.
E si fa scopare come nessuno.
Poi ti punta il coltello tra le scapole.

Scappa tu,
e salvati.
Lasciala stare Roma, o si prenderà anche te.

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Vestito nero orlato di rosso, svolazzante ed a pois sulle maniche.
Tacco 12 nero lucido.
Capelli lisci, neri, lunghi, argentei nei riflessi sotto la luce dei riflettori.
Il parquet che urla sotto i passi di “Por una cabeza”.
Mani eroticamente appoggiate le une sulle altre, movimenti rapidi e decisi.
Teneramente ripetuti.
I violini che sembrano zanzare della Walt Disney.
E poi.
VAI…
dietro, avanti…. gira a destra. Tendi le braccia, indica la direzione dove vai,
e carica di aspettative gli occhi bramosi,
e sfamali, poveretti, di quel poco di cui si accontentano.
ANCORA…
continua a ballare, continua a vivere…
tira il fiato ed ora sorridi,
pelle candida, pelle serena, sguardo profondo e nero come la pece..
ed ecco il fuoco…
ARDI….
brucia tutto, brucia tutto, brucia tutte le terre ed asciuga tutte queste lacrime,
questa disperazione, questo umido e questa pioggia…
lava via peccati e colpe, illumina le zone d’ombra, riscalda dove il ghiaccio sta vincendo la triste battaglia..
INSISTI….
non fermarti ora, continua come nel vento di burrasca, con la testa bassa e lo sguardo in avanti,
fiero, elettrico, fisso e potente..
rilassa i muscoli il giusto….
e gustati la musica, con gli indici che ballano in aria come fossi un direttore d’orchestra ora, e come fossi in autostrada dopo…
URLA…
dì loro che non ti avranno mai.
E scappa dalle mani che ti vogliono afferrare, acchiappare, violare, fermare, violentare, privare, tenerti giù.
Sii più veloce delle lame che tagliano anche l’anima,
vola con le note,
dopo l’orizzonte lì in fondo..
tra mare e stelle nessuno può prenderti più.

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