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Archive for gennaio 2011

Nell’ambito di quei limiti invalicabili di cui t’ho fatto cenno, posso difendere la mia posizione palmo a palmo, e persino riconquistare qualche pollice di terreno perduto. Sono nell’età per cui la vita è, per ogni uomo, una sfida. Dire “ho i giorni contati” non significa nulla; è stato sempre così, è così per tutti noi. L’incertezza del luogo, del tempo, e del modo ci impedisce di distinguere chiaramente quel fine verso il quale procediamo senza tregua. Chiunque può morire, da un momento all’altro. Come puoi vedere il tramonto scendere su Roma, così comincio a scorgere il profilo di tutto.

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Ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso – la più ardua – è stata quella della libertà di assentire.
Io volevo lo stato in cui ero; durante gli anni in cui dipesi dagli altri, la mia sottomissione perdeva il suo contenuto amaro, e persino indegno, se mi adattavo a considerarla un esercizio utile. Ciò che avevo, ero stato io a sceglierlo costringendomi soltanto a possederlo totalmente, e ad assaporarlo quanto più possibile. I lavori più aridi li eseguivo agevolmente, solo che mi sforzassi a prenderci gusto.
Se un soggetto mi ripugnava, ne facevo argomento di studio; avevo l’accortezza di ricavarne motivo di gioia.
Di fronte ad un caso imprevisto, o disperato, un’imboscata, un fortunale – una volta prese tutte le misure concernenti gli altri – facevo del mio meglio per rallegrarmi del caso, per godere dell’imprevisto che mi si offriva, e l’imboscata o la tempesta s’inserivano senza fatica nei miei progetti o nei miei sogni. Persino immerso nella sciagura più tremenda, ho percepito l’istante in cui lo sfinimento le sottraeva un poco del suo orrore, in cui la facevo mia accettando di accettarla. Se mi capiterà mai di subire la tortura – e s’incaricherà la malattia, senza dubbio, d’impormela -, non sono assolutamente certo di ottenere da me stesso, a lungo, l’impassibilità d’un Trasea, ma avrò almeno la risorsa di rassegnarmi ai miei lamenti. E in questo modo, con un misto di riserva e di audacia, di sottomissione e di rivolta ben concertate, di esigenze estreme e di concessioni prudenti, ho finito per accettare me stesso….

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La piazza inondata di sole.
Le pietre calde e bianche e la ringhiera mangiata dal tempo.
Il papà che fa mangiare la nuova arrivata, mentre la mamma la osserva con una videochiamata.
Io che leggo un giornale,
e la capacità di scrivere le emozioni che si è inceppata.

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The scars of your love remind me of us
They keep me thinking that we almost had it all
The scars of your love they leave me breathless
I can’t help feeling
We could have had it all
Rolling in the deep
You had my heart and soul
And you played it
To the beat

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“You can’t run the Church on Hail Marys”.

 

Casimir Paul Marcinkus

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Canone 1242 del capitolo V, parte Terza, libro IV del Codice di Diritto Canonico:
Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si tratti di seppelire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i Cardinali o i Vescovi diocesani anche emeriti“.

Appunto. Quisquilie

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