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Archive for aprile 2012

soli

un sottile strato mi protegge dal mondo. ogni piccolo rumore, minimo sussulto, voce un po’ più rapida mi turba, mi sbatte contro scogli putridi e fa scricchiolare le mie assi, traballanti.
con gli occhi sgranati rimango muto.
le fitte in pancia sono tremende e brividi formano ragnatele di ghiaccio tra le scapole. sussulto e tremo. e temo di sapere che alla fine si è soli.
brillantissimi soli, soli.

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753 a.C.

auguri, puttana

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Esce il 1 maggio.
Qui si può ascoltare il disco in streaming.

Good Morning Norah.

“Little Broken Hearts” è il titolo.

 

Buon ascolto

Streaming

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Non ti sei mai lasciata domare,
non è mai troppo presto
imprudente abbandono
come se nessuno ti stesse guardando
un attimo, un sorriso, un bacio, un amore.
Con tutto quello che ci sta in mezzo
fatto bene
fatto male.

Resta lì
non scappare
sto per arrivare
col sangue
quello giovane
che non si fermerà
finché non sarà finita
e non lo farà per arrendersi.

Un canto disperato.
Quanti ne ho suonati per te?
Un attimo…

 

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in a blue vortex

In un vortice blu
risucchiato impudentemente
contro un muro
senza orecchie
che non sa di non sapere!

L’effimero sguardo
senza profondità
di lignei occhi

avere tutto
senza avere niente.
Qui i cuori battono a vuoto
mangi pesce
che credi esser carne.

In mari di sangue
lancio strali
ordini
appelli

T’aggrappi all’anima
e ricevi calci.

Gli unicorni non esistono.
Gli unicorni pensano che gli umani non esistano.

Quindi quello che non si vede non esiste.

I giorni volano.
I sogni restano.
Le mani in tasca.
La guerra in testa.

 

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Poi, a un tratto, la sera è diventata notte. A volte non hai il tempo di accorgertene, Le cose capitano in pochi secondi. Tutto cambia. Sei vivo. Sei morto. E il mondo va avanti. Siamo sottili come carta. Viviamo sul filo delle percentuali, temporaneamente. E questo è il bello e il brutto, il fattore tempo. E non ci si può fare niente. Puoi startene in cima a una montagna a meditare per decenni e non cambierà una virgola. Puoi cambiare te stesso e fartene una ragione, ma forse anche questo è sbagliato. Magari pensiamo troppo. Sentire di più, pensare di meno..

Charles Bukowski

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l’avido

così d’oro tu
così avido io

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