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Archive for settembre 2012

buona scusa

“Cos’è l’amore?”
Mi sono grattato un orecchio.
Gli occhi grandi e limpidi mi hanno scrutato in attesa di una risposta.
Che non è arrivata.

Su un balcone, sotto una luna d’avorio, con l’asfalto silenzioso e le luci lontane, con l’odore del mare e le lucertole sulle pietre color crema ho sussurrato più o meno questo:

 

 

 

“una buona scusa per vivere”

 

Il tempo di buttar fuori il fumo della Camel, che il vento già me le ha strappate di bocca.

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<Lui è fottuto, pensò Harry, ed io sono fottuto. Siamo tutti fottuti, solo in modi diversi. Non c’è nessuna verità, non c’è nulla di reale, non c’è nulla.>

C.B.

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Il cuore batte.
Le vene sono piene.
E la gola pulsa.
La lingua una vipera bastarda e rapida.

Respiri.
Profondi.

La sospensione del mondo.
Le braccia sospese.
Gli sguardi sospesi.
Le bocche sospese.
I fiati sospesi.
Le mani sospese.

La ragione schizza via, scappa. Impaurita.
Impotente. Basita.

Sussurri.
Grida.
Cavallette scendono lungo le schiene.
E piove sangue.

Fottersene.
Fo.
Tter.
Se.
Ne.

“I need to love!”
“I need to love!”
“I need to love!”

“Come to me…. come to me…. come to me…..”

Pugni contro anime di vetro.
Solo.

Occhi socchiusi,
tempie bagnate,
polsi bagnati,
ombelichi bagnati,
luci soffuse e notte umida.

Nessuna età.
Nessuna distanza.
Nessuna ragione.
Nessun limite.
Nessun no.

Un qualcosa che parte da dentro,
che fa un giro enorme,
che ti ritorna dentro,
che ti fa male,
che ti tormenta,
che ti nutre,
che ti copre,
che ti scopa,
che ti fa dipendere,
che si impossessa,
che vuole tutto,
che gli apri le gambe,
che te le fai aprire,
che non me ne fotte un cazzo……..

E prendimi.
Dammi tormento.
Dammi tutto quello che vuoi.
Ma dammelo.

Fatti tutti i giri che vuoi,
sputa tutto quello che vuoi.
Siamo preda e predatore.
Siamo ciò che ci uccide.
E ci tiene in vita.
Siamo quelli che vogliono essere stelle,
e gli dei ci invidiano.
Siamo il centro
che nessuna forza vince.
Siamo la rivoluzione.
Che a tutto diamo fiamme…

E tu… tu mi sfiori dentro con le tue dita,
con i tuoi denti.

E carbone ed acciaio,
stelle e polvere,
aprimi il tuo mondo,
fammi cadere nell’Eden,
fammi rinascere,
fammi battere un nuovo cuore.
D’odio per la grandezza che provo,
per l’ingiustizia di così tanto,
di essere indegno,
di tutto potere,
di niente volere.

Un nuovo cuore.

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metallico

L’orologio mi pare proprio non avere fretta.
E sembra sogghignarmi.
Le cicche si riproducono nel posacenere.
E culi non miei, direi femminili, si avvicendano come foglie d’autunno sui miei letti.
E qualcosa mi prude in mezzo alle gambe.
Calpesto tappeti non miei e bacio tanto di quel vetro ed alcol da non capire se sono i muri appoggiati ai quadri od il contrario.
E vado veloce. Sempre più veloce.
Dove cazzo vado non lo so.
Ogni tanto sorrido, ma è più un riflesso.
Come faccio a spiegare al coccodrillo davanti a me che i colori non esistono ed una vita finisce in meno di un secondo?
Che quello che tu chiami crescere, io chiamo morire?

E viviamoci le vite. Fino all’ultimo stop.
Ed un sapore metallico mi assale affamato.
Quando piove non trovo riparo
ed i fiori li schiaccio quando non si fanno vedere.
Ti vivi la vita, e credi di fottere il mondo.
Poi.
Un giorno…
ti ritrovi fottuto alla grande.
E’ un giochetto sadico di prospettive.
Viviamoci la vita.
Ti vivi la vita eh? Alla grande.. i soldi facili, i posti facili, le macchine facili, i divani facili e le fighe facili..
E l’orologio lì che ticchetta sempre e tu che impazzisci piccolo piccolo.
Ti vivi la vita eh?  Alla grande… ti piace, ti piaci, piaci, ti scoperesti se avessi chiave e serratura.
E l’orologio ti fotte amico.
Ed il mondo ti fotte amico.
Cazzo, ti stanno fottendo tutti.

Ma sto metallico in bocca che cos’è?

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rabbia

E’ un bel sentimento.
E’ animalesco.
Mi sa sentire parte del mondo, mi fa sentire uomo, mi fa sentire divino.
E quel collegamento diretto tra la mia immagine di me ed il vero me.
Un’autostrada di piacere, di libertà, di potenza.

E’ l’argine che si rompe, la gengiva che si ritira, l’occhio che vede meglio.
Le mani sembrano aria, una stella che nasce. Qui. Dentro. Me.
La rabbia è una madre che insegna a stare al mondo.
A prenderla. A darla.
E’ un meccanismo nostro, una cosa prevista, ma proibita. Ti dicono di non arrabbiarti, di stare calmo. E te lo dicono ammanettandoti lascivamente.
Ed io no.
No.
Io bevo la mia rabbia, la sento nelle palle, nei nervi, nella testa, sulle chiappe e dentro il cuore. Un fluido nero, scintillante e denso. Da bere a lunghi sorsi profondi e vivi. Una voglia irrefrenabile.

La mia rabbia è salutare, è salvifica, è necessaria.
Per ricordarmi di dire no.
Di non accettare.
Di non abbassare la testa.
Di dare la mia visione di me di sta parentesi in cui tengo gli occhi aperti.

Tutti moriamo.
Chi bene.
Chi male.
Chi così e così.

Me la voglio godere.
A modo mio.

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la formica

Tac.
Una piccola spinta.
Tutto è l’inizio.
Tutto è stendere il braccio.
Darci di polso.
Far rotolare quel macigno incredibile, immobile, immutabile, immenso.
Far cadere una montagna. Una pietrolina.
Stendere i muscoli, slacciarsi da quelle strisce di cuoio sottili e dolorose.
Quelle puttane vecchie ed ingorde che ti succhiano anche quando dormi, quando cachi, quando lavori.
Quel martello sulle tempie che non sbaglia mai un colpo e ti fa vacillare.
L’inizio.
La pietra diventerà valanga?
Si diventerà valanga.
Porca puttana io grido.
Io mi sto strappando l’anima, manco fossi una coscia di pollo abbrustolita.
Poco importa.
Calma. Piatta. Morte.
Io… io…. io….. io…… riempiti la bocca di me.
Io….io…io…. io sono una minuscola molecola di cazzo insignificante.
Io ti spacco in due manco fossi burro.
Ti strappo i vestiti di dosso e ti passo le mani e le le unghie sulla carne.
Ti riempio di lividi che anche solo pensare di vederti allo specchio ti farà male… male… male…. male… male…. oh si baby… male…male..male…. esci .. esci… esci… vai fuori….. devo venire a prenderti? esci baby…. oh si… male..
deformo la mia faccia, lingua fuori e naso arricciato, i capelli sparati all’aria e la mia pistola in mezzo ai tuoi occhi… oh si baby…. farà male… e non sarà cosa da poco… ho tutta la notte. Tutta la vita.
E così dimmi un po’, come ti paghi l’affitto?

Esci… non ti prego, tu esci, lascia qui tutto quello che hai seminato, ma dammi le spalle dammi le spalle dammi le spalle dammi le spalle. Fumare fa male. Ed aspettare di morire? Fingere di vivere? Avere l’acqua alle orecchie? NON potere? NON dovere? NON volere? Fa bene? Fa male? Fa bene? Fa male?
Tutti che dicono che vogliono essere salvati. Tutti che dicono di volere vivere. Oh poveri.. Fossi Dio vi schiaccerei. Perché pensare a noi? Così piccoli. Così inutili. Ammassi di materiale di scarto, stelle decadute e nere, polvere di grandi case, negli angoli nascosta.
Tu schiacci mai una formica? Quando la vedi, pensi di schiacciarla? La schiacci?
Per quale fottutissimo e cazzutissimo motivo pensi che non lo debba fare qualcuno con te?
Mi terrò tutto dentro. Tutto.
E morirai. Con me.

 

you make me bad.

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“Credi in Dio?”

“Credi in Dio?”
“No”.
“Sei credente?”
“Si”.
“Credi in Dio?”
“No”.
“Ed allora a cosa credi??”
“Alle mani, alle bocche, agli occhi, ai respiri, ai battiti, alla voce, al calore, alle impazienze, alle imprudenze, agli shocks, ai graffi, ai pugni, alle carezze, agli sputi, alla rabbia, ai gemiti, ai sussurri, ai baci rubati…alla pelle ed al sangue”.

 

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