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Si stende sul letto con i vestiti addosso. Una volta, due volte, tre volte, quattro volte… Ho paura che impazzirà.. a letto. Bello toccare il suo corpo. Ma per quanto durerà? Durerà questa volta? Ho già il presentimento che non durerà.
Mi parla con tono così febbrile, come se non dovesse esserci più un domani. Stai calma, Mona! Guardami… non parlare! Mi si chiudono gli occhi. Il suo corpo è lì, sotto di me.. ci resterà sino al mattino certamente… Era febbraio quando uscii di rada; nevicava che non ci si vedeva. La scorsi per l’ultima volta, alla finestra, salutarmi con la mano. La mano sul cuore.

Tropico del Cancro – Henry Miller

Voleva cazzi ad espansione, razzi ad autoaccensione, olio bollente fatto di cera. Era capace di tagliarti il cazzo e di tenerselo dentro in eterno, se la lasciavi fare. Una fica su un milione. Llona. Una fica da laboratorio, e non c’era cartina di tornasole che ne prendesse il colore. Era anche una bugiarda, questa Llona. Non gli ha mai comprato nessun letto, al suo re Carol. L’aveva incoronato con una bottiglia di whisky, ed aveva la lingua piena di bugie e di domani. Povero Carol, capace soltanto, quando le era in fica, di calar la testa e di morire. Lei tirava un sospiro e lui cascava fuori, come un’arsella morta.

Tropico del Cancro – Henry Miller

Babilonia

 

Talenti inutili. 
Ogni volta poi, sai sorprendermi 
sei ogni cosa intorno.
Poi non ci sei più. 

Sembra sempre lunedì. 

Una sana follia
che mi basta a portarmi fuori dall’assurda ed inutile… 

Babilonia

Te lo grido…. 

Babiloniaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!

Clap hands. Cos I’m happy

insomma

Siamo noi. 
Siamo quelli che notte o giorno non fa differenza. 
Quelli che sono sempre gli stessi. 
Quelli che guerra o pace, le pugnalate le aspettiamo sempre, pronti a rispondere sorridendo. 
Quelli che hanno il mare a destra,
che aspettano l’alba, guardano al futuro, a Levante, sentono il profumo del mare e sorridono
che a febbraio o giugno la voglia è la stessa,
che non ci sono momenti,
che tutto e subito. 
Alziamo muri e costruiamo scorciatoie,
si ricordano le regole e le infrangono come se aprire una scatoletta di tonno fosse molto più difficile.
Quelli che volere è potere. 
Quelli che ti do tutto. Ti tolgo tutto. 
Quelli che ti illudono e poi ti prendono per mano.
Quelli che “ehi ci sono io”. 
Quelli che vincono. Che perdono. Che poi in realtà hanno già vinto.

Faccio parte di quella schiera di uomini che amano. 
Che non hanno paura di amare. 
Che non lasciano le navi affondare. 
Che muovono le braccia fino a quando muscoli e sangue tengono. 
Quelli che sanno sopportare in silenzio. 
Che vogliono gli applausi 
ma le mani se le sporcano. 

Faccio parte di quelli che hanno paura. 
Ma non l’hanno di vivere. 
Insomma.

Ti capita all’improvviso di trovare delle risposte. 
Tra le erbacce ai lati della statale,
sulla ruggine dei pali lungo la strada che costeggia il mare,
magari passando per Lecce,
o Canicattì,
o stando semplicemente seduto su di una poltrona. 

Amore. 
Amare. 

Amore è dare. 
Nella vita non ho fatto altro che prendermi roba. 
Prendere pezzi.
Prendere briciole. 
Mai un intero. 
Capitava una bocca, un cuore, una fica, mani, occhi, lingua, ombellico, dita.
Consumare furtivamente, avidamente, con grandi indigestioni e bestemmie. 
Poi subito una fame. Atavica… un vuoto buio ed enorme. Pesante.

Amore è dare. 
Dare. 
Darsi. 
Tutti i giorni. 
Stancamente. 
Senza farfalle nello stomaco, senza battiti improvvisi o fiati tranciati.
Ma con il cupo e sordo rumore di un cuore che batte, allo stesso ritmo. 
Sempre. 
Come il mare che si spezza la testa tutte le volte. Quando incontra la terra. 

Dare. 
Amare è dare. 
Senza prendere nulla in cambio. 

In macchina mi hai dato dell’egoista. 
E’ vero. 
Lo sono. 
Fin troppo. 
Sono egoista. 
Perché adoro l’idea che qualcuno possa stare bene per me, con me, dentro me, tramite me. 
Quasi fino a farmi usare. 
Il corpo muore tutti i giorni. 
L’anima no. L’anima è giovane per sempre, ce la attaccano così, magari presa in prestito ma non cambia. 

T’ho detto cose dure. 
Ci sono andato pesante. 
E potrei essere davvero pessimo. 

Però siamo tornati a casa insieme. 
Almeno fino a casa tua. 
Che spero un giorno sia casa nostra. 
Il dove lo lascio a te. 
Non mi interessano gli spazi. 
Sono i tempi che mi fregano. 

Mi fregano perché ho fretta. 
Di vivere. 
Te.