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Posts Tagged ‘1day’

Per un attimo si guardarono negli occhi. Dex tornò a sdraiarsi, dopo un po’ Emma fece lo stesso ed ebbe un sobbalzo quando si accorse che le aveva fatto scivolare un braccio intorno alle spalle. Ci fu un attimo di imbarazzo ed impaccio da una parte e dall’altra. Infine Emma si girò sul fianco e si rannicchiò verso di lui. Stringendola forte, Dex le parlò fra i capelli.
“Sai che cosa mi sfugge? C’è tutta questa gente che ti ripete in continuazione che sei intelligente, spiritosa e talentuosa, ed è da anni che anch’io te lo dico un giorno sì e l’altro pure. Allora perché non ci credi? Perché la gente dovrebbe parlare così di te? Credi che sia una congiura… che la gente faccia comunella di nascosto per farti i complimenti?”
Emma schiacciò la testa contro la sua spalla per farlo tacere o perché aveva paura di scoppiare a piangere.
“Sei gentile, ma ora devo andare”.
“Aspetta, rimani ancora un po’. Ci scoliamo un’altra bottiglia”.
“Naomi ti starà aspettando da qualche parte con la boccuccia piena zeppa di droghe, come una specie di criceto tossico”. Emma gonfiò le guance, Dexter rise e lei si sentì un po’ meglio.
Restarono lì ancora per un po’, poi raggiunsero un pub che vendeva alcolici da asporto e risalirono la collina per ammirare il tramonto sulla città, bere vino ed ingozzarsi di patatine fritte. Dallo zoo di Regents Park arrivavano curiosi strilli di animali ed infine intorno a loro si fece il vuoto.
“Devo andare a casa” disse Emma, e si alzò in piedi stordita.
“Se vuoi, puoi fermarti da me”.
Emma pensò al viaggio di ritorno, la Northern Line, il piano di sopra nell’autobus N38, la lunga camminata piena di pericoli fino all’appartamento che inspiegabilmente puzzava sempre di cipolle fritte. Una volta a casa, probabilmente avrebbe trovato il riscaldamento centralizzato acceso e Tilly Killick in vestaglia incollata al termosifone come un geco, a mangiare pesto direttamente dal barattolo. Sul formaggio in frigo ci sarebbero stati i segni dei suoi denti ed alla TV qualche programma su trentenni, e lei non aveva nessuna voglia di rimettere piede a casa.
“Ti presto uno spazzolino da denti” fece Dexter, come se le avesse letto nella mente. “Dormi sul divano, ok?”
Emma s’immaginò una notte passata sulla pelle nera e cigolante del divano letto di Dexter, con la testa nel pallone, mezza sbronza, prima di decidere che la vita era già abbastanza complicata. Fece un fioretto, una di quelle decisioni ferree che ormai prendeva quasi ogni giorno. Niente più notti fuori casa, basta poesia, basta perdere tempo. E’ venuto il momento di mettere ordine nella tua vita.
Devi ripartire da zero.

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Un tempo aveva pensato di poter conquistare Londra.
Si era immaginata un carosello di salotti letterari, riunioni politiche, festicciole amene, idilli agrodolci lungo gli argini del Tamigi. Si era messa in testa di formare una band, girare dei documentari, scrivere romanzi, ma due anni dopo lo smilzo volume di poesie non si era rimpolpato e, da quando era stata manganellata durante le manifestazioni contro la riforma fiscale della Thatcher, non era più successo niente di buono.
La metropoli aveva vinto (e dire che era stata avvisata). Come in un party sovraffollato, nessuno aveva notato il suo arrivo e nessuno si sarebbe accorto della sua partenza.
Ci aveva provato, però, con tutte le forze. L’idea di una carriera nell’editoria si era riproposta. Stephanie Shaw, la sua amica, aveva trovato lavoro appena laureata, ed il lavoro l’aveva trasformata. Niente più pinte di scura per Stephanie.
Emma aveva scritto ad editori, agenti letterari, perfino alle librerie, ma ciccia. C’era una crisi in corso e le persone si aggrappavano ai loro posti di lavoro con feroce determinazione. Emma aveva pensato anche di ripiegare sull’insegnamento, ma il governo aveva congelato le borse di studio, e la retta lei proprio non poteva permettersela. Restava il volontariato, magari per Amnesty International, ma l’affitto di casa e gli spostamenti divoravano lo stipendio mentre il Loco Caliente divorava tutto il suo tempo e le sue energie….

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Forse ho esagerato.Scusami se ti ho fatto arrabbiare.La cosa principale è che ti penso sempre, tutto qui.Dex ed Em,Em e Dex.
Dirai che sono un inguaribile romantico, ma sei l’unica persona al mondo che vorrei vedere in preda alla dissenteria.
Taj Mahal, 1 agosto, mezzogiorno.
Non mi scappi!
Un abbraccio
D

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“Dividere la casa?”. Emma esitò, scrollò la testa, lanciò un gemito ed aggiunse “Scherzavo!!!!”. Poi ne lanciò un altro. “Scherzavo” era proprio quello che la gente scriveva quando diceva maledettamente sul serio. Ormai era troppo tardi per cancellarlo, ma come poteva chiudere la lettera? “Tanti auguri” era troppo formale, “c’est tout mon amour” troppo passionale, “con affetto” troppo stucchevole, ed in più Gary Nutkin era riapparso sulla soglia dello spogliatoio.
“Ok, tutti al loro posto di combattimento!”. Abbacchiato, Gary tenne la porta aperta come se li scortasse davanti al plotone di esecuzione e , prima di ricredersi, Emma scrisse al volo: Cavolo, mi manchi, Dex.
A seguire la firma ed un bacio stampigliato sulla carta azzurrina della posta aerea.

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Che ci faccio qui?
Sto davvero provando a cambiare il mondo?
Perché Candy non si mette uno straccio addosso?
Che puzza è questa?
Dove vorrei essere ora?
Ora avrebbe voluto essere a Roma. Con Dexter Mayhew.
A letto.

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A ventitré anni, la visione che Dexter Mayhew aveva del suo futuro non era più chiara di quella di Emma Morley. Sperava di avere successo, diventare l’orgoglio dei genitori e fare qualche ammucchiata, ma come avrebbe fatto a conciliare tutte queste cose? Voleva apparire su qualche rivista patinata e sperava che un giorno avrebbero organizzato una retrospettiva della sua opera senza avere, però, un’idea chiara di che cosa potesse essere questa sua opera. Voleva una vita spericolata, ma senza impicci o complicazioni. Voleva vivere in modo tale che una sua foto rubata sarebbe stata sempre e comunque figa. Niente intoppi…divertirsi. Divertimento, tanto, ed il minimo di tristezza assolutamente necessaria.

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