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Posts Tagged ‘Adriano’

Fragile.
Mi ritrovo rannicchiato in un angolo, coi brividi a svuotarmi le ossa ed a scuotermi tanto da avere la nausea.
Ogni tanto mi prende la paura.
Mi stana, mi trova e mi mangia a piccoli pezzi dolorosi.
Come buttare dell’acqua in un vaso pieno di sassi e sabbia.
Impregna tutto, riempie tutto, cancella tutto.
Forse la verità è che non riesco ad essere felice.
O meglio.
Ho paura di essere felice.
Quasi fosse una colpa, quasi non sia giusto.
Un’ombra che mi segue anche di notte, quando dormo, quando mi circondo di gente.
Ed allora devo volare, staccarmi da terra, lasciarlo giù quel fantasma dagli occhi rossi e la bocca vuota.
Solo scrivendo, io volo.
Sono queste dita che sbattono sui tasti a farmi saltare sulle pozzanghere, ad innamorarmi, a fantasticare, a dolermi.

C’è sempre qualcosa che non ho fatto, come avrei dovuto, potuto, voluto.
Una pigrizia che è una coperta per l’anima, un annullarmi ogni secondo, un ritorno continuo al punto di partenza.

Ed allora. Entro in mondi pieni, dove i colori si respirano e le labbra si toccano..
Fragile io.
Anima vagabonda, in un mondo così grande.

Animula vagula blandula…
piccola anima smarrita e soave
compagna e ospite del corpo
ora t’appresti a scendere in luoghi incolori,
ardui e spogli
ove non avrai più gli svaghi consueti .
un istante ancora
guardiamo insieme le rive familiari
le cose che certamente non vedremo mai più…
cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

Adriano

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Quante volte, in primavera, quando il primo caldo mi consente di avventurarmi nelle regioni dell’interno, m’è accaduto di volgere le spalle all’orizzonte del Sud, che racchiudeva i mari e le isole note, a quello dell’Occidente, ove in qualche posto il sole tramontava su Roma, e di sognare d’inoltrarmi in quelle steppe, oltrepassare i contrafforti del Caucaso, verso nord, o verso gli estremi confini dell’Asia. Quali climi, quale fauna, quali uomini avrei scoperto, quali imperi, ignari di noi come noi di loro, o tutt’al più informati della nostra esistenza grazie a qualche mercanzia, giunta loro attraverso lunghe serie di mercanti, rara per essi quanto lo è per noi il pepe dell’India, il chicco d’ambra delle regioni baltiche?

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Nell’ambito di quei limiti invalicabili di cui t’ho fatto cenno, posso difendere la mia posizione palmo a palmo, e persino riconquistare qualche pollice di terreno perduto. Sono nell’età per cui la vita è, per ogni uomo, una sfida. Dire “ho i giorni contati” non significa nulla; è stato sempre così, è così per tutti noi. L’incertezza del luogo, del tempo, e del modo ci impedisce di distinguere chiaramente quel fine verso il quale procediamo senza tregua. Chiunque può morire, da un momento all’altro. Come puoi vedere il tramonto scendere su Roma, così comincio a scorgere il profilo di tutto.

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Ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso – la più ardua – è stata quella della libertà di assentire.
Io volevo lo stato in cui ero; durante gli anni in cui dipesi dagli altri, la mia sottomissione perdeva il suo contenuto amaro, e persino indegno, se mi adattavo a considerarla un esercizio utile. Ciò che avevo, ero stato io a sceglierlo costringendomi soltanto a possederlo totalmente, e ad assaporarlo quanto più possibile. I lavori più aridi li eseguivo agevolmente, solo che mi sforzassi a prenderci gusto.
Se un soggetto mi ripugnava, ne facevo argomento di studio; avevo l’accortezza di ricavarne motivo di gioia.
Di fronte ad un caso imprevisto, o disperato, un’imboscata, un fortunale – una volta prese tutte le misure concernenti gli altri – facevo del mio meglio per rallegrarmi del caso, per godere dell’imprevisto che mi si offriva, e l’imboscata o la tempesta s’inserivano senza fatica nei miei progetti o nei miei sogni. Persino immerso nella sciagura più tremenda, ho percepito l’istante in cui lo sfinimento le sottraeva un poco del suo orrore, in cui la facevo mia accettando di accettarla. Se mi capiterà mai di subire la tortura – e s’incaricherà la malattia, senza dubbio, d’impormela -, non sono assolutamente certo di ottenere da me stesso, a lungo, l’impassibilità d’un Trasea, ma avrò almeno la risorsa di rassegnarmi ai miei lamenti. E in questo modo, con un misto di riserva e di audacia, di sottomissione e di rivolta ben concertate, di esigenze estreme e di concessioni prudenti, ho finito per accettare me stesso….

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