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Posts Tagged ‘diplomacy’

Per molti, purtroppo troppi, non è una notizia sconvolgente. Anzi, non frega un bel niente. E magari hanno pure ragione, nel lungo periodo.

Però la notizia c’è. E le conseguenze pure.

Hosni Mubarak, il Presidente egiziano, è in fin di vita.
Così riporta il Washington Times ( http://www.washingtontimes.com/news/2010/jul/18/egyptian-leaders-health-on-radar-of-us/) citando fonti dell’intelligence USA.
La malattia del leader ottantaduenne  sta prendendo il sopravvento.Si stima al massimo un anno di sopravvivenza.
Dal Dipartimento di Stato USA (il nostro Ministero degli Esteri) dichiarano che “sappiamo che sta morendo ma non possiamo dire con sicurezza quando avverrà”; il paragone con Fidel Castro è fulmineo.

Nella capitale egiziana la situazione è “effervescente”. Gli addetti ai lavori sono al corrente di tutto, ma nessuno ne parla, o perlomeno ne parla apertamente. La popolazione è tenuta all’oscuro da media controllati dalle autorità, ma le manovre politiche non sono passate inosservate agli occhi degli osservatori internazionali e dei corpi diplomatici presenti nel Paese.

L’Egitto è un Paese di primo piano nello scacchiere geopolitico mondiale.
Alleato degli USA (ma con delicati equilibri interni che non rendono scontata l’alleanza) e potenza di primissimo piano in Medio Oriente, è interlocutore di Israele, dopo numerose batoste e qualche rivincita in tante guerre negli ultimi 65 anni.
Paese in bilico tra arabismo, islamismo e progressismo, è attore imprescindibile nel gioco della stabilità del Mediterraneo.

La lotta alla successione di Hosni Mubarak, salito al potere nel 1981 dopo l’assassinio di Anwar Sadat, è ormai aperta.
Il figlio del Presidente, Gamal, inizia a comparire sempre più spesso sui media e nelle manifestazioni pubbliche.
L’intento di Hosni è portare suo figlio Gamal allo “scontro” elettorale (settembre 2011) con il candidato meno popolare, per facilitarne la riuscita ed assicurare la successione.
Ma le insidie non sono poche.
A cominciare dai Fratelli Musulmani, il partito islamico da sempre presente nella scena politica dell’Egitto moderno.
Senza dimenticare un personaggio di nome Mohammed El Baradei, Nobel per la pace nel 2005 ed ex-presidente della AIEA (l’Agenzia atomica dell’ONU), che sta approntando una campagna elettorale sull’ormai consolidato modello Obama.

Le insidie sono molte.
L’Egitto è un Paese troppo importante per essere lasciato a se stesso. Ma anche sufficientemente forte e grande da poter decidere di accattorciarsi su se stesso.
Gamal riuscirà a diventare Presidente?

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Convegno tenutosi il 17 giugno 2010 a Roma presso la Rappresentanza Italiana della Commissione Europea.

Dopo i saluti del Direttore Lucio Battistotti, ha preso la parola il prof. Arrivo Levi, già consigliere del Presidente Ciampi, che ha introdotto il dibattito attingendo dalla sua formidabile vita e dalle sue innumerevoli e brillanti esperienze.
Si è parlato della crisi, e di come essa non sia un momento necessariamente negativo se alla base vengono effettuate scelte importante per il futuro. Riferimento fondamentale per Levi è Winston Spencer Churchill, unico vero vincitore della Seconda Guerra Mondiale, insieme a Stalin, che aveva capito nitidamente la necessità di una dimensione europea (“il Commonwealth capirà!”).
Riferimento alla storia italiana è stato la riconsiderazione delle crisi di governo e dell’instabilità che all’estero ci hanno affibbiato per decenni; Levi considera la cosidetta instabilità governativa come un abbaglio: i governi erano DC, con lenti mutamenti della compagine politico-partitica, ovvero senza scosse, e le persone al potere o meglio al comando, erano sempre le stesse (avrei molte obiezioni da muovere circa la positività di un tale contesto, ma non le esporro qui).

Il sen. Valerio Zanone, presidente del C.I.M.E. cita Jean Monnet : “l’Europa è fatta dalle crisi”, rincarando la dose dicendo: “cos’è l’Europa? Un patto per la pace!”…..

L’intervento del Min.Plen. Guido Lenzi si apre con un riferimento all’Italia del Ventennio che personalmente vedo perfettamente cucibile sulla nostra pelle : “l’Italia vera è quella sottostante a quella piena di teatralità del Ventennio” . Per Lenzi la diplomazia è l’arte della cospirazione per eccellenza, ove andare oltre le regole ricevute non è solo permesso, ma NECESSARIO! Il riferimento ovvio e più prossimo è naturalmente la costruzione europea…
Lenzi rincara la dose: “la diplomazia è l’arte dell’immaginare il futuro, non di prevederlo…rendere evidente ciò che ancora non lo è”.
Poche parole non buone,inoltre, per l’ONU : “E’ un’istituzione che non funziona, ed è una evidenza”.
Anche il Min. Plen. ha un apparente messaggio di speranza per la barca europea, sciorinando alcuni dati : la crisi di Suez del ’56, quella di Praga del ’68, il crollo del Muro nel 1989 e l’allargamento europeo nel 2004. Le crisi fanno l’Europa…

Più consono al contesto, è l’intervento dello già Ambasciatore a Berlino, Silvio Fagiolo: “L’Europa è un processo reversibile; il momento è davvero difficile, cui fa subito eco opposto l’Amb. Rocco Cangelosi: “L’Europa è irreversibile, l’Euro si…”

L’idea che mi sono fatto è complessa.
L’Europa non è in buona salute.
Le crisi hanno fatto l’Europa, vero.
Ma emerge con forza il gap culturale tra i governanti di oggi e quelli di ieri ed avantieri. Non c’è stata un educazione civica europea nei politici, nei cittadini, nelle istituzioni nazionali, nella stessa Bruxelles. Il tornaconto nazionale è la strada. La Grecia è stata salvata (???) non per l’Europa, ma per meglio gestire le varie crisi nazionali. Intendiamoci l’Europa è stata fatta per questo.
Ma è l’approccio e lo spirito, le reali motivazioni che minano un’idea così fragile come quella europea..

Mi sembra di vedere un chiodo che non è stato fissato bene nel muro, che bastava qualche martellata in più, ed ora il quadro sta per cadere.

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L’accordo politico per la realizzazione del nuovo servizio diplomatico europeo – raggiunto lunedì 21 giugno a Madrid dalla Presidenza spagnola dell’UE, dalla Commissione europea e dall’Europarlamento – rappresenta un successo per la realizzazione di una politica esterna forte e coerente. Il Presidente José Manuel Barroso ha espresso così la sua soddisfazione: “La Commissione europea desidera che il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) diventi operativo il prima possibile e l’accordo politico raggiunto oggi a Madrid rappresenta un passo fondamentale. Continuerò a collaborare con le altre Istituzioni affinché le prossime tappe siano raggiunte rapidamente”.

Questo accordo si inserisce in un percorso iniziato il 1° dicembre 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che ha istituito la figura di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione, carica ricoperta da Catherine Ashton, Vicepresidente della Commissione europea e Presidente del Consiglio “Affari esteri”. Nell’esercizio delle sue funzioni la Ashton guiderà il servizio diplomatico europeo che sarà composto da circa 6mila funzionari, provenienti dalla Commissione, dal Consiglio e dai 27 Paesi membri. La Commissione europea ha già adottato lo scorso 9 giugno un progetto di proposta in tal senso che modifica lo statuto del personale in vista della creazione del Servizio europeo per l’azione esterna.

L’obiettivo è creare un servizio diplomatico cui sia assegnato, nella maniera più efficace, trasparente ed equa possibile, il personale necessario, conformemente alle finalità del Trattato. A tal scopo è importante garantire una rappresentanza adeguata e l’equilibrio geografico del personale appartenente ai servizi diplomatici nazionali degli Stati membri.

Il SEAE aiuterà l’Alto rappresentante nel coordinamento dell’Azione esterna dell’Unione, elaborerà le strategie politiche e si occuperà della loro applicazione, una volta approvate dal Consiglio UE. Assisterà inoltre il Presidente del Consiglio UE e la Commissione nelle loro rispettive funzioni nell’ambito delle relazioni con i Paesi terzi. Grazie alla rete di strutture in cui sarà articolato, avrà rappresentanze in tutte le più importanti aree geografiche.

Il servizio diplomatico potrebbe già essere operativo dall’autunno, se il mese prossimo l’Europarlamento ratificherà l’Accordo di Madrid. Gli Stati membri sono chiamati a raccogliere una sfida importante: collaborare affinché l’Europa diventi un interlocutore credibile e affidabile sullo scacchiere mondiale.

Come ha dichiarato Catherine Ashton: “È importante che l’Ue faccia sentire il proprio peso nelle aree afflitte da crisi e conflitti. Ciò rientra nelle responsabilità di un «global player», ma è anche parte integrante di una politica di sicurezza per l’Europa”.

Carlo Corazza
Direttore della Rappresentanza a Milano

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