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Nel secondo trimestre crescita record per la Germania: in 12 mesi +3,7%. Il ritmo più veloce dalla riunificazione

BERLINO – Il prodotto interno lordo della Germania ha segnato, nel secondo trimestre dell’anno un aumento del 2,2% rispetto al trimestre precedente. E del +3,7% annuo. Lo scrive l’agenzia Bloomberg, citando come fonte i dati preliminari rilevati dall’ufficio statistico federale tedesco (corretti per gli effetti stagionali).

AL TOP DA 23 ANNI – L’economia tedesca cresce in altre parole al ritmo più veloce dalla riunificazione, avviata nel 1991. Il dato del Pil è migliore delle stime degli analisti, ferme in media a una crescita dell’1,3%. «L’economia può crescere di oltre il 2% nel 2010», ha detto il ministro per l’Economia, Rainer Bruederle, dopo la pubblicazione del dato del secondo trimestre. «Con la revisione del dato del primo trimestre, la dinamica dei secondi tre mesi (+2,2%) rende possibile una crescita di oltre il 2% nell’anno in corso», ha indicato il ministro.

FRANCIA E SPAGNA – nel resto d’Europa l’economia francese è invece cresciuta dello 0,6% nel secondo trimestre, rispetto al trimestre precedente (dato rivisto al +0,2%). Lo rende noto l’Insee, l’ufficio francese di statistica. Su base annuale invece il Pil ha segnato una crescita dell’1,7%. Si tratta, anche in questo caso, di dati migliori delle stime degli analisti. Anche la Spagna, nel secondo trimestre dell’anno, ha fatto registrare una crescita del Pil dello 0,2% in confronto ai tre mesi precedenti, mentre ha fatto segnare una flessione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

Corriere della Sera

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«La banca centrale della Libia è un azionista molto rispettoso e molto attento allo sviluppo di UniCredit». A parlare è il CEO di UniCredit, Mr. Alessandro Profumo, nell‘intervento alla presentazione del libro “Il viaggio di Muhanimar Gheddafi in Italia” . «Consideriamo la Libia e i fondi sovrani che si sviluppano nel Paese – ha aggiunto Profumo –  come potenziali portatori di stabilità nelle grandi aziende italiane».

Riguardo all’ interscambio commerciale con la Libia, il banchiere di UniCredit ha sottolineato che «l’Italia rappresenta pi o meno il 38% dell’export libico (26 miliardi di dollari ) e il 22% dell’import». Aggiungendo: «Uno degli obiettivi strategici della Libia è passare dal peso del 73% sul Pil libico del settore dell’oil al 46%. Questo richiede una quantità d’investimenti nell’industria e nelle infrastrutture estremamente rilevanti: dai 350 ai 650 miliardi di dollari nei prossimi venti anni…

«Un’opportunità per l’Italia».  Se l’apporto dei capitali libici è stato rilevante, in una certa fase, anche per UniCredit, il tema del capitale delle banche continua a dominare il dibattito europeo banche-politica istituzioni. «La nuova regolamentazione europea sul capitale delle banche minaccia l’occupazione e la crescita nella zona euro», perché comporterà una inevitabile stretta dei flussi di credito verso l’economia reale; sostiene sempre Profumo questa volta in veste di presidente della Federazione Bancaria europea (FBE). Quest’ultimo ipotizza un forte impatto negativo delle misure proposte dal Comitato di Basilea sul fronte dei requisiti di capitale: in dieci anni una perdita di oltre il 4% del Pil dell’Eurozona e 5 milioni di posti di lavoro in meno. Inoltre, secondo l’Fbe, le nuove regole sul capitale delle banche colpirebbero maggiormente  l’Eurozona rispetto gli Usa, visto che i prestiti bancari nella zona euro rappresentano il 75% del totale dei prestiti nel settore privato, mentre negli USA una percentuale nettamente inferiore.

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