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Posts Tagged ‘Germania’

Rücktritt eines Präsidenten?

Bye Bye Christian Wulff??

Probabili dimissioni in mattinata per il Presidente della Repubblica Federale di Germania

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Nel secondo trimestre crescita record per la Germania: in 12 mesi +3,7%. Il ritmo più veloce dalla riunificazione

BERLINO – Il prodotto interno lordo della Germania ha segnato, nel secondo trimestre dell’anno un aumento del 2,2% rispetto al trimestre precedente. E del +3,7% annuo. Lo scrive l’agenzia Bloomberg, citando come fonte i dati preliminari rilevati dall’ufficio statistico federale tedesco (corretti per gli effetti stagionali).

AL TOP DA 23 ANNI – L’economia tedesca cresce in altre parole al ritmo più veloce dalla riunificazione, avviata nel 1991. Il dato del Pil è migliore delle stime degli analisti, ferme in media a una crescita dell’1,3%. «L’economia può crescere di oltre il 2% nel 2010», ha detto il ministro per l’Economia, Rainer Bruederle, dopo la pubblicazione del dato del secondo trimestre. «Con la revisione del dato del primo trimestre, la dinamica dei secondi tre mesi (+2,2%) rende possibile una crescita di oltre il 2% nell’anno in corso», ha indicato il ministro.

FRANCIA E SPAGNA – nel resto d’Europa l’economia francese è invece cresciuta dello 0,6% nel secondo trimestre, rispetto al trimestre precedente (dato rivisto al +0,2%). Lo rende noto l’Insee, l’ufficio francese di statistica. Su base annuale invece il Pil ha segnato una crescita dell’1,7%. Si tratta, anche in questo caso, di dati migliori delle stime degli analisti. Anche la Spagna, nel secondo trimestre dell’anno, ha fatto registrare una crescita del Pil dello 0,2% in confronto ai tre mesi precedenti, mentre ha fatto segnare una flessione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

Corriere della Sera

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Wolfang Schauble lo ha detto a chiare lettere poco prima di partire per il G20 canadese: “il deficit va ridotto“.
A Berlino la parola d’ordine ormai è “crescita stabile“. E dunque una riduzione del deficit non solo è cosa buona ma anche necessaria.
I deficit pubblici sono ritenuti tra i maggiori responsabili della crisi economica che stiamo vivendo ed il ministro delle Finanze tedesco non usa mezzi termini: “il G20 ha sempre concordato sull’obiettivo di una crescita sostenibile accompagnata da una riduzione moderata dei deficit pubblici troppo alti”. Rincarando la dose e rispondendo direttamente alle critiche USA: ” Per una crescita durevole è necessario ridurre i deficiti; solo allora creeremo la necessaria fiducia per un aumento della domanda di consumi ed investimenti”.

Un fatto incontestabile è che l’Asia non è stata toccata in nessun modo dalla crisi, e gli USA sono già in ripresa; l’Europa zoppica. Ma l’Europa è fatta da realtà differenti, e Schauble pensa che questo sia un fattore positivo, poichè porta alle trattative, alla concertazione ed alla ricerca di una soluzione comune che inevitabilmente migliora la situazione del Vecchio Continente.
Inoltre spazza via la paura deflattiva: “La Germania ha un deficit federale quest’anno pari a 65 miliardi € senza considerare regioni e comuni; ridurlo di 11 miliardi l’anno prossimo non significa entrare in deflazione. Il nostro obiettivo è una crescita stabile, che nel lungo periodo ha un potenziale dell’1.5%”.
(La deflazione è la diminuzione dei prezzi dovuta alla contrazione della domanda, dei consumi…non un ottimo segnale economico…le aziende devono abbassare i prezzi, dunque anche contenere le spese, e dunque il costo del lavoro…una reazione a catena insomma)

L’idea che emerge a sentire parlare Schauble è che la Germania (ovviamente?) considera la propria posizione in un contesto “ancora” europeo. Ma altrettanto evidente è che la Germania ha deciso (giustamente) di fare “le cose” a modo suo, e l’Europa, volente o non, dovrà adattarsi alle misure tedesche e cercare di inseguire la storica locomotiva, che sembra cercare il giusto binario e procede sì, ma tentennando un pò.

Sono dell’idea che una Germania senza Europa (ma con un ristretto numero di Paesi vicini tipo quelli baltici) possa andare avanti, ma un’Europa senza Germania non è concepibile.

Italia & Co. sono avvisati.
I compiti a casa sono stati dati.

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80 miliardi di euro.

Germania, 8 giugno 2010.

I tagli ai conti pubblici previsti dalla manovra approvata a Berlino si aggirano su questa incredibile cifra.
Nel 2011 saranno 11,1 miliardi €, nel 2012 16,1 , nel 2013 25,7 e nel 2014 32,4 miliardi di €. Guido Westerwelle, il vice-cancelliere e leader del partito liberale, annuncia che sarà una manovra “giusta” ed equilibrata.
Sono previsti 15000 dipendenti in uscita dal settore pubblico; tasse al trasporto aereo (aumenteranno le tariffe, prepariamoci) e tasse all’energia nucleare con previsione di riduzione delle sovvenzioni alle energie alternative.

E’ un piano salvataggio in quattro anni quello che viene approvato dopo lunghe trattative e negoziazioni orchestrate da Angela Merkel.

Si vuole dare un esempio forte ad un’Europa debole. Disciplina, paletti, regole. La Germania sale in cattedra dopo supplenze opinabili e detta i compiti a casa, si potrebbe pensare.

Timori fortissimi sono stati sollevati da europei ed americani per il pericolo che deriverà da una strozzatura così imponente della spesa pubblica tedesca, che sottende tutta l’economia tedesca, vero volano d’Europa.
Qualcuno inizia a suonare le campane a morto per l’euro. E fondamentalmente, se sei la nazione più importante ed economicamente più forte di una regione, perchè condizionarti a Paesi più deboli, in caduta libera ed in ritirata e senza un piano reale ed effettivo di risanamento?
Lo spirito d’Europa io credo non ci appartenga più. I Padri Fondatori (sic!) avevano esperienze alle spalle talmente tragiche da riversare nel futuro le migliori aspettative e le migliori speranze, che sicuramente avrebbero appianato i dissidi che sarebbero potuti sorgere. Ma cinquant’anni sono pasasti, senza che nessuno a Bruxelles (una nuova Babilonia?) si interessasse ad educare i cittadini nazionali a diventare cittadini europei. Troppe le differenze, troppa storia, dico io, alle spalle. Ma in cinquant’anni si sarebbe potuta formare una generazione, almeno una parte e magari quella dirigente, dall’orizzonte europeo. Un’occasione persa. Sì, credo davvero un’occasione persa. Perchè io credo che l’Europa sia giunta al massimo che poteva, sarà una lenta ricaduta dentro le vecchie trincee nazionali? E non sono da escludere eventuali scossoni…

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