Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Marguerite Yourcenar’

Quante volte, in primavera, quando il primo caldo mi consente di avventurarmi nelle regioni dell’interno, m’è accaduto di volgere le spalle all’orizzonte del Sud, che racchiudeva i mari e le isole note, a quello dell’Occidente, ove in qualche posto il sole tramontava su Roma, e di sognare d’inoltrarmi in quelle steppe, oltrepassare i contrafforti del Caucaso, verso nord, o verso gli estremi confini dell’Asia. Quali climi, quale fauna, quali uomini avrei scoperto, quali imperi, ignari di noi come noi di loro, o tutt’al più informati della nostra esistenza grazie a qualche mercanzia, giunta loro attraverso lunghe serie di mercanti, rara per essi quanto lo è per noi il pepe dell’India, il chicco d’ambra delle regioni baltiche?

Read Full Post »

Nell’ambito di quei limiti invalicabili di cui t’ho fatto cenno, posso difendere la mia posizione palmo a palmo, e persino riconquistare qualche pollice di terreno perduto. Sono nell’età per cui la vita è, per ogni uomo, una sfida. Dire “ho i giorni contati” non significa nulla; è stato sempre così, è così per tutti noi. L’incertezza del luogo, del tempo, e del modo ci impedisce di distinguere chiaramente quel fine verso il quale procediamo senza tregua. Chiunque può morire, da un momento all’altro. Come puoi vedere il tramonto scendere su Roma, così comincio a scorgere il profilo di tutto.

Read Full Post »

Ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso – la più ardua – è stata quella della libertà di assentire.
Io volevo lo stato in cui ero; durante gli anni in cui dipesi dagli altri, la mia sottomissione perdeva il suo contenuto amaro, e persino indegno, se mi adattavo a considerarla un esercizio utile. Ciò che avevo, ero stato io a sceglierlo costringendomi soltanto a possederlo totalmente, e ad assaporarlo quanto più possibile. I lavori più aridi li eseguivo agevolmente, solo che mi sforzassi a prenderci gusto.
Se un soggetto mi ripugnava, ne facevo argomento di studio; avevo l’accortezza di ricavarne motivo di gioia.
Di fronte ad un caso imprevisto, o disperato, un’imboscata, un fortunale – una volta prese tutte le misure concernenti gli altri – facevo del mio meglio per rallegrarmi del caso, per godere dell’imprevisto che mi si offriva, e l’imboscata o la tempesta s’inserivano senza fatica nei miei progetti o nei miei sogni. Persino immerso nella sciagura più tremenda, ho percepito l’istante in cui lo sfinimento le sottraeva un poco del suo orrore, in cui la facevo mia accettando di accettarla. Se mi capiterà mai di subire la tortura – e s’incaricherà la malattia, senza dubbio, d’impormela -, non sono assolutamente certo di ottenere da me stesso, a lungo, l’impassibilità d’un Trasea, ma avrò almeno la risorsa di rassegnarmi ai miei lamenti. E in questo modo, con un misto di riserva e di audacia, di sottomissione e di rivolta ben concertate, di esigenze estreme e di concessioni prudenti, ho finito per accettare me stesso….

Read Full Post »