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Posts Tagged ‘ri-evoluzione’

Ci sono momenti in cui la misura è piena, l’acqua scivola ai bordi del vaso ed il buio cala come alla fine dello spettacolo fa la tenda su vecchi assi di legno un pò impolverati.
E’ tutto all’improvviso, come ON/OFF. Tic, tac! Nessun preavviso, nessun sentore. Forse hai un pensiero, ma non puoi, e mai potrai, credere che ci sia qualcuno o qualcosa dietro.

Si dice che Dio ha creato tutto, quindi ha creato il male. Dunque Dio è malvagio.
Si dice che non esiste il freddo, ma esiste la mancanza di calore.
Si dice che non esiste il buio od il nero, ma esiste la mancanza di luce.
Si dice che non esiste il male, ma esiste la mancanza di Dio.

Io penso che queste sono solo stronzate. Perchè non hai il tempo di pensare a queste cose quando tutto scivola via.
Cercare appigli.
Frenare, nuotare contro, saltare giù, sparare alla cieca. Insomma, resistere. Lottare.

Devi lottare sempre. Non devi fermarti. Non lo fare.

Scudo.
Coprirsi dal mondo che c’è fuori, tenersi protetti sul petto. Che niente può succedere.

Prendo colpi. Perdo colpi.
Ormai mi stanno affettando l’anima, e so già che non mi rimarrà niente.
Ma se devo cadere, cazzo almeno un braccio, una mano, un mignolo, lo voglio portare con me.
Non rimarrà niente..
Ma si deve resistere.
Resistere.
Lottare, dire no, non abbassare la guardia, la testa, le spalle.
Non ha un senso questo resistere. Ma se tu trovi un senso a tutto il resto, allora ti porto a fare un giro potente di rum.

Dire di no è l’unica libertà che abbiamo. L’unica vera libertà. Le conseguenze non le possiamo controllare.
Vaffanculo le conseguenze.
Resistere.
Resistere.
Insieme.

Da soli non è possibile.

Le cose capitano.
Shit happens.
La felicità è davvero a momenti e te la godi quanto un orgasmo. Pochi secondi.
Poi è un continuo rodersi.
Fai il buono?
Ti succedono cose brutte.
Fai il cattivo?
Ti succedono cose brutte.
Fai un cazzo?
Ti succedono cose brutte.

Le cose capitano, noi non possiamo fare molto.
Possiamo solo fare in modo tale che un giorno, quando si parlerà di noi, si dirà: “ehi quello ha fatto una brutta fine.. però cazzo se ne ha fatto mangiare di pane duro!!”

A molti non interesserebbe/interesserà questo modo di vedere le cose.
Ma sai che ti dico?
Non me ne frega un bel niente di quello che possono pensare.
Il senso è che se, cazzo, devo fare una brutta fine….bè… allora me la vivo come voglio io.
E allora resistere…resistere….resistere…

Solo insieme si può.
Soli siamo niente.

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Assistiamo in questi giorni ai fatti d’Egitto.
Li leggiamo sui giornali, li vediamo nei telegiornali, ma cosa più forte ,ed immediata, li seguiamo su internet.
Nonostante il digital divide, possiamo tranquillamente affermare che tutti seguiamo la rivoluzione in atto in Egitto.
Si, la rivoluzione. Ovvero quando un popolo scende nelle piazze e nelle strade a manifestare contro un sistema di governo che lo opprime e lo comprime.
Non solo in Egitto, ma anche in Tunisia, in Algeria, in Albania e nello Yemen, solo per citare i sollevamenti popolari dell’ultimo mese. A dimostrare che il mondo, apparentemente statico e flaccido (non la parte del corpo di qualcuno che abbiamo sentito nominare ultimamente), fuori della finestra è sveglio e fermenta.
A dimostrare a questa zona di mondo fatta di gente che invecchia, che i giovani ci sono.
Si, i giovani, quelli che fanno le rivoluzioni.
Dato che mi ha colpito non poco è quello di Google.

Ogni regime che si rispetti (rispetto per un regime??) tende ad assicurarsi due cose: il monopolio/arbitrio della forza e il monopolio dell’informazione (chiamiamola anche censura se volete). Perchè un regime per quanto forte ed organizzato sarà sempre una minoranza all’interno di una comunità di persone, e controllare le informazioni cui questa ha accesso non solo è sufficiente ma necessario per l’esercizio del potere.
Il governo di Mubarak la settimana scorsa ha iniziato a  chiudere le porte della Rete, escludendo di fatto l’Egitto dalla Rete internet mondiale.

Nonostante tutti i provider fossero stati disattivati, Google, in collaborazione con Twitter, è riuscita a creare un sistema con il quale gli utenti, attraverso la voce ( e chiamando ad un numero internazionale ) riuscivano a comunicare con l’esterno.
In poche parole, una società quotata in Borsa, di un’altra nazione (vabbè gli USA, ok) ha deciso non solo di  intromettersi nelle vicende di uno Stato straniero, ma di non rispettare una chiara decisione maturata dal potere vigente.
Ora, al di là del fatto che abbia fatto bene o no, che sia giusto o sbagliato, la mossa di Google mi fa riflettere non poco.

In primis, penso al diritto internazionale. Nonostante non sia un soggetto di diritto internazionale, Google si è comportata de facto come un soggetto di diritto internazionale, aiutando gli insorti. Come? Non fisicamente, ma nell’esercizio di una funzione che intrinsecamente ha aiutato gli egiziani a ribellarsi e mantenere il nebuloso status di insorti: la comunicazione con l’esterno.

Della Tunisia, dell’Algeria, dello Yemen e dell’Albania non sappiamo quasi più nulla. Perchè si è interrotto quella concatenazione di eventi, quella successione di cause-effetto che l’opinione pubblica mondiale provoca se stimolata.
Dopo che il mondo ha smesso di interessarsi di questi paesi, non se ne è saputo più nulla, e per gli italiani, i francesi, gli australiani ed i brasiliani in questi paesi tutto è fermo.
Della serie: comunico ergo sum.

In Egitto no. Dell’Egitto si parla, si continua a parlare. Certo, politicamente, storicamente e strategicamente non ci sono paragoni tra il paese dei Faraoni e quelli citati prima, ma sempre di eventi importanti si tratta.

Bene. La funzione di Google è stata quella di mantenere alta l’attenzione. Ha aiutato gli insorti a continuare a ribellarsi.
Notate come gli egiziani scrivano i loro striscioni di protesta in inglese. Lo fanno perchè devono comunicare con l’esterno.
Google ha svolto gli stessi compiti che prima gli Stati svolgevano autonomamente, aiutando gli insorti contro il potere costituito.

Questo può essere un precedente molto interessante. Certo la consuetudine è così lontana dall’essere formata/ dal formarsi. Ma nella nostra epoca, dove il tempo si sbriciola facilmente e consumiamo chili di informazioni ogni giorno, forse un giorno, dovremo considerare anche Google & co. come soggetti internazionali.

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ci nascondiamo di notte,
siamo i cattivi pensieri,
come è profondo il mare..

Babbo, caccia ste mosche non mi fanno dormire e mi fanno arrabbiare..

Non c’è più lavoro…
Dio sta cercando di farci del male..di farci annegare..
come è profondi il mare..

Innalzò il povero innalzò per un attimo il povero
ad un ruolo difficile da mantenere
poi lo lasciò cadere
a piangere e a urlare
solo in mezzo al mare
com’è profondo il mare

Certo
chi comanda
non è disposto a fare distinzioni poetiche…
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare

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L’editoriale di Ernesto Galli della Loggia di questa mattina, scritto ovviamente prima del tanto atteso discorso di Berlusconi alla Camera, mi ha fatto riflettere non poco:

È solo questo fatto, è solo l’impossibilità di scorgere alternative realistiche che può portare oggi ad augurarsi che il governo in carica resti al suo posto. In attesa che prima o poi l’opposizione di sinistra riesca in ciò in cui fino ad oggi non è riuscita: costruire un’unità credibile intorno a un leader e a un programma credibili. Cioè, si metta in condizioni di affrontare l’avversario con qualche probabilità di successo.

La sinistra dov’è? Perchè ci sono solo mezze calzette, omuncoli, mini-Me?
Dov’è la sinistra? L’opposizione non esiste, esistono solo dei pensieri, dei lampi, soffi di vento. Qui ci vuole ben altro. Solo Vendola al momento potrebbe qualcosa, ma non ora, è troppo presto.
Vendola è lontano, deve farsi conoscere, deve cambiare, deve ridimensionare un pò l’ego, parlare meno dell’irrealizzabile e concentrarsi sul realizzabile. E notizie come quelle di oggi non lo aiutano tantissimo.

Berlusconi è impopolare in questo periodo.
Nonostante l’anestesia della pubblica opinione.
Siamo tutti inermi.
Ad un passo dal caos e dalla paralisi totale.

Berlusconi, per i raggiri della storia, è l’unico che ora può mandare avanti la giostra e mantenere in piedi la baracca, l’Italia.
Il male minore.

Ah, l’Italia siamo noi.
Giusto per ricordarcelo ogni tanto.

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Gianfranco Fini deve essere lodato. Sta cercando di dimostrare qualcosa di importante.. la grande bugia del berlusconismo.

La commistione tra interesse personale e pubblico, tra interessi privati e “bene” della nazione è palese, ma tant’è!

Con un’opposizione che si fa da sola opposizione, con un Di Pietro che a furia di blaterare gridando ora è rimasto senza voce, al momento in Italia solo Fini può cercare di far finire la parabola governativa di Berlusconi.
Come? Dimostrando. Provando. Togliendo il fango.
Cosa? Tutto quello che molti ormai sospettano, pensano, ipotizzano.
Perchè? La tesi della legittimità popolare del mandato di Berlusconi deve cadere. Non si processano soggetti incapaci di intendere e volere. Bene. L’esito uscito dalle urne nel 2008 è frutto di una incapacità di intendere e volere da parte della società civile, dell’elettorato . Drogata dal bombardamento mediatico e da regole elettorali cambiate in corsa e fortemente criticabili. Intontita da una parte politica, quella della Sinistra, che è scandalosa quanto la Destra berlusconiana. Berlusconi deve terminare questo governo incentrato su questioni che non giovano a nessuno se non ai politicanti, imprenditori, mangiamangia e criminali di turno. Vedi Cosentino (ieri la questione Cosentino è stata ricollegata alla stabilità del governo, ma ci rendiamo conto???? SVEGLIA!!!)

La via di Fini è tortuosa. Difficile. Forse impraticabile (leggi).
Troppi poteri contro.
Ma il politico vero deve prendersi le responabilità che gli si chiedono.
Fini ha una doppia responsabilità: quella che è stata abbandonata dalla Sinistra e quella bruciata dalla Destra.

Non è che la cacciata di Berlusconi ci farà essere un Paese migliore di colpo, non è con Berlusconi fuori dal governo i criminali spariranno, i posti di lavoro fioriranno e via dicendo. La cacciata di Berlusconi permetterà solo una cosa: tornare ad occuparci dell’Italia.
Ne ha bisogno.
Ah, l’Italia siamo noi.

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Noi che siamo rimasti? Solo più poveri…

Goodbye everybody

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C’è una specie di equilibrio intorno.
Un’incombenza. Di qualcosa. Di grande, di bello, di brutto.
Come enormi rocce scure sospese in aria che fluttuano e si sfiorano.
E tu lì, a guardare da sotto, a vedere che succede.

C’è una specie di equilibrio intorno.
Tra le scelte fatte e quelle che farai.
Tot volte andrai a sinistra, tot volte andrai a destra.
E tu lì, a guardarti intorno, sperando sia tu a decidere, pregando di non essere deciso.

C’è una specie di equilibrio intorno.
Tra quello che senti e quello che sogni.
A viverti fino alle ossa le porzioni che ti vengono offerte dalla casa e la paura di qualcosa che non c’è, e che forse non ci sarai mai..
E tu lì, a guardare da sopra, come un burattinaio sadico che si incasina da solo la vita.

C’è una specie di equilibrio intorno.
Tra urla silenziose e graffi che vorresti tirare per ricordare di esserci stato.
Come respiri lasciati andare, come messaggeri di qualcosa che fa paura, tipo la morte, tipo l’amore, tipo che non c’è differenza per certi versi…
E tu lì, a guardarti ad uno specchio, vedendo qualcosa che un giorno sembrerà una ruga, lo sguardo che diventa tuo e non è più quello di tuo padre o tua madre od un parente neozelandese…a chiederti “chi sono?”

C’è una specie di equilibrio intorno.
Tra pazzia e ragione, tra rocce e scelte, tra sogni ed ossa.
Tra il volere le briciole e prendersi tutto.
Tra lottare e sopravvivere.
Una via di mezzo. Bella comoda.
Che ti tiene la coscienza linda nel dire “ehi io non posso farci niente!” “ehi, io ho dato il massimo”…

C’è una specie di equilibrio intorno.
Tra quello che sarà e quello che sarebbe potuto essere.
Tra chi ci ha amato, chi ci ha odiato.
Tra chi abbiamo aiutato e chi abbiamo snobbato.
Tra chi abbiamo dimenticato e chi di noi si è dimenticato.
Tra chi vorremmo essere e chi siamo.
Tra chi mente e chi muore pur di dire la verità.
Tra chi si prende gli applausi e chi si para la faccia.
Tra chi ci prova e chi abbandona.

Tra chi ha paura ……    e chi, invece, vive !!!

Tra gente che cercherà di capire cosa sto dicendo e chi magari neanche leggerà questo post.
C’è una specie di equilibrio anche in questo, cazzo.

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