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Archive for the ‘P’ Category

Fissavo la calotta cranica di quell’uomo.
Non potevo non fissarla.
Il disgusto era tale che non potevo evitare di guardarlo.
Diradati ciuffi di peli nero corvino, lucidi per il sebo, sparigliati.
Il trench beige stretto dal laccio in vita, poggiato sopra un abito blu che doveva puzzare.
L’essere a favore del vento mi ha evitato di sentirlo anche dentro il naso.
Un piccolo borghesuccio di mezz’età, che prega la domenica in chiesa con la moglie obesa e le lenti dei suoi occhiali completamente sporchi.
Lo osservo. In realtà lo schifo.
Il vento, sempre a favore, è fresco, tendente al gelido come le pietre alabastro e la porta di legno scuro da dove arriva.
Dall’alto due raggi si spaccano per terra, come il filo di un ragno, sospesi ma duri tagliano lo spazio, netto diviso.
Superato lo shock del borghesuccio, subisco il colpo di sua moglie.
Un porco omeriano dalle sembianze umane, con il cappotto al contrario, lo smalto attecchito sulle unghie vecchie ed un vago odore di stantio e naftalina. Quella donna non viene scopata dal crollo del muro di Berlino, da quel borghesuccio democristiano del marito che gli sta accanto.
Il quale richiama la mia attenzione con una telefonata nel bel mezzo della funzione religiosa cui laicamente e stoicamente stavo assistendo.

Ritorno sui due raggi, sperando che devino direzione, diventino laser, polverizzino quei due esseri davanti a me.
Loro non c’entrano.
Col mondo, con me, con la bellezza, con gli occhi delle donne, col profumo di vaniglia e le albe di montagna.
Sono vomito di una società dell’amore, dell’amore cinico, dell’odio.
Pustole fastidiose.

Ancora i due raggi.
Quanti bambini ci avranno fantasticato?
Quanti si saranno “inciotati”?
Cosa avranno immaginato?
Cosa avranno pensato di quella luce? Da dove arrivava? Come arrivava?
Perché arrivava?

Mentre abbozzo un “da Dio” due figure minime parlano da dietro un tavolo di pietra, con una candida tovaglia e due candele accese posate sopra. Hanno visi scavati, occhi scavati, barbe scavate, voci scavate. Mi distolgono da Dio, dai bambini, che poi alla fine sono la stessa cosa.
I due fratelli si scambiano il turno per parlare. Piccoli, apparentemente non curati, denutriti. Infingardi eppur innocui.
E nonostante tutto mi appaiono superbi, vetusti, miseri giganti che vogliono condurre un gregge di sperduti che padroni non vuole ma solo sentirsi apposto con la merda che hanno dentro.
Le persone muoiono ed io devo assistere ed ingoiare a tanta di quella merda che mi pare cioccolata ora.

I due fratelli parlano, sembrano crederci. Dietro di loro vedo un terzo fratello con una montatura di metallo nera che lo incupisce, le gote rosse, il pizzetto ispido, la pelata che si ferma su due mazzette di capelli sopra le orecchie ed una pancia enorme. Un altro porco che non riesce neanche a giungere le mani, quasi fossero cariche negative che si respingono ed “haivoglia” a spingere.

Cerco di capire cosa vogliono, potrebbero anche convincermi fossi ubriaco coi miei amici Negroni, ma poi ecco la scintilla di tutto: “Chinate il capo, per la benedizione”

Ecco la rabbia.
Di chinare il capo.
A chi?
“Chinate il capo”
Manco le puttane.

Respiro, stringo il banco che porta la donazione dei coniugi Roberta e Domenico e tengo il capo ritto.
E vedo una massa di gente, anzi i loro colli che escono da sciarpe, bavari, camicie inamidate.
Un branco di pecore.
Che china la testa, non per paura ma per noia, per abitudine, per mancanza.

Guardavo i due fratelli che godevano.
Che si prendevano beffe.
Finti amici, finti fratelli lì a tirare collaudati tranelli.
Ho provato pena.
Tranne per i due bastardi davanti.

Ho fatto tutto, tranne andarmene in pace.

Mi domando perché gli uomini, le pecore credano che per parlare con Dio debbano andare in chiesa.
Questi “cristiani” commettono blasfemia, ridicolizzano il loro Dio ad un mezzo mago che possono incontrare solo in chiesa ed al caso con una preghiera fatta a casa od in un ascensore. Ma dopo c’è il bisogno di andare in chiesa manco fosse un esattore delle tasse.

Sono uscito dalla chiesa, ho respirato a pieni polmoni.
Ho visto persone inutili girarmi intorno.
Poi ho visto dei bambini.
Ci ho giocato, mi sono tuffato nei loro occhi tondi e spalancati ed ho ringraziato Dio.
Per aver dato a tutti la possibilità di essere lui seppur per così breve tempo.

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un nuovo progetto…. #crollalanza

ho un progetto in mente.
e’ un libro che ho dentro la testa da relativamente poco.
un libro strano, ed in realtà normale ed anzi banale.
una serie di lettere indirizzate a qualcuno.
questo in linea MOOOOLTO generale il libro.
tutto è nato da una fabbrica che sputava un sacco di inquinamento in una giornata talmente nuvolosa che…….
il progetto è molto ambizioso per me, perché si tratterebbe del mio primo libro con la specifica intenzione di essere reso pubblico.
alla fatidica domanda : “come si scrive un libro?” io non ho mai saputo rispondere, e sinceramente non credo ci sia una ricetta da seguire, uno stile, una scuola od un corso da frequentare.
abbiamo tutti qualcosa da dire, e tutti in qualche modo lo facciamo.
io ho deciso di raccontarlo scrivendo.
io amo scrivere.
sono anni interi che scrivo per me.
voglio condividere questo con voi.
qualcuno ha detto che assomiglio ad un certo Charles.
qualcun altro ha detto che solo io riesco a turbare il suo animo con le mie parole.
altri mi hanno detto che devo pubblicare perché devono dire in giro che mi conoscono.
la persona che mi ha accanto è quella di cui tengo più in assoluto in giudizio, un giudizio che è parsimonioso, che si scopre poco alla volta, che è severo e che ferisce a volte.
forse questo libro lo scrivo anche per lei, per dimostrami che ha ragione.
come sempre in fondo.

si procederà così.
se malcapitatamente (lo scrivo anche se il sig. WordPress mi dice con una linea ondulata rossa che è sbagliato scriverlo)
leggi questo post nella tua casella di posta e/o affini , significa che fai parte di un gruppo che ho volutamente scelto io ed a cui sottoporrò riflessioni brevi su alcune parole, fatti, temi che sto scegliendo in questi giorni.
i tempi sono stretti, e questo è un altro nocciolo fondamentale di questo progetto, che alla fine sarà svelato nella sua interezza a tutti.
la mia unica condizione è di darvi completamente a me quando ve lo chiedo. si lo so, “pare brutto” ma ho bisogno che vi slacciate completamente a me quando ve lo chiederò perché per ognuno di voi avrò una domanda da fare.
anzi non solo una in realtà.
vi romperò i cocones  e vi dirò di romperlo anche ai vostri amici e tutti coloro che potranno partecipare a “questa cosa”.
è un progetto forse un po’ troppo ambizioso, mi perderò per strada di sicuro, e spero che qualcuno di voi mi venga a recuperare.

per ora direi che è tutto.

l’hashtag su twitter per chi volesse, sarà #crollalanza

that’s all folks

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