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Archive for the ‘vedo gente leggo libri’ Category

A ventitré anni, la visione che Dexter Mayhew aveva del suo futuro non era più chiara di quella di Emma Morley. Sperava di avere successo, diventare l’orgoglio dei genitori e fare qualche ammucchiata, ma come avrebbe fatto a conciliare tutte queste cose? Voleva apparire su qualche rivista patinata e sperava che un giorno avrebbero organizzato una retrospettiva della sua opera senza avere, però, un’idea chiara di che cosa potesse essere questa sua opera. Voleva una vita spericolata, ma senza impicci o complicazioni. Voleva vivere in modo tale che una sua foto rubata sarebbe stata sempre e comunque figa. Niente intoppi…divertirsi. Divertimento, tanto, ed il minimo di tristezza assolutamente necessaria.

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Le donne possono essere amiche meravigliose. Assolutamente meravigliose. Ma prima di tutto, perché l’amicizia abbia una base, bisogna che di una donna tu sia innamorato. Io avevo Brett come amica. Non avevo mai pensato al suo punto di vista. Ottenevo qualcosa per niente. Ma questo ritardava soltanto la presentazione del conto. Il conto arrivava sempre. Era una delle cose meravigliose su cui potevi contare.
Pensai di aver già pagato tutto. Non come paga e paga e paga una donna. Nessuna idea di giusta punizione o di castigo. Un mero scambio di valori. Tu davi qualcosa e ricevevi qualcos’altro. O lavoravi per qualcosa. In un modo o nell’altro pagavi per tutto quello che ti capitava di buono. Io avevo pagato la mia parte per un sufficiente numero di cose che mi piacevano, e di conseguenza me l’ero passata bene. O pagavi imparando o con l’esperienza o correndo rischi o con i soldi.
Godersi la vita significava imparare a spendere bene i propri soldi e sapere quando ci si era riusciti. Potevi sempre spendere bene i tuoi soldi. Il mondo era un buon posto per fare acquisti. Sembrava una bella filosofia. Fra cinque anni, pensai, sembrerà stupida come tutte le altre belle filosofie che ho avuto.
Ma forse non era vero. Forse, man mano che andavi avanti, imparavi realmente qualcosa. Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos’era.

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Mercier ha una barba d’un nero rossiccio, profumatissima, ed ogni volta che muoveva la testa mi faceva respirare uno sbuffo di profumo. Poi, d’un tratto, mi svegliai da un sonno di sei anni.
La statuetta mi parve sgradevole e stupida e sentii che mi annoiavo profondamente. Non arrivavo a capire perchè mi trovavo in Indocina. Che cosa facevo lì? Perchè parlavo con quella gente? La mia passione era morta. Mi aveva sommerso e trascinato per anni; ora mi sentivo vuoto. Ma c’era di peggio, dinanzi a me, posata con una specie d’indolenza, v’era un’idea voluminosa e scialba. Non so bene che cosa era, ma non potevo guardarla, tanto mi accorava. Tutto ciò si confondeva per me col profumo della barba di Mercier.
Mi sentii traboccante di collera verso di lui, e risposi seccamente: – Vi ringrazio, ma credo d’aver viaggiato abbastanza; adesso bisogna che rientri in Francia.
Due giorni dopo prendevo il piroscafo per Marsiglia. Se non sbaglio, se tutti questi segni che s’affollano sono precursori d’un nuovo capovolgimento della mia vita, ebbene, ho paura. Non già che la mia vita sia ricca, o greve, o preziosa. Ma ho paura di quello che sta per nascere, che sta per impadronirsi di me… e trascinarmi, dove? Dovrò ancora andarmene e lasciare tutto in asso, le mie ricerche, il mio libro? Che debba risvegliarmi, tra qualche mese, tra qualche anno, stremato, deluso, in mezzo a nuove rovine? Vorrei vederci chiaro, in me, prima che sia troppo tardi.

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L’altro ieri è stato molto più complicato e c’è stata quella serie di coincidenze e di equivoci che non so spiegarmi. Ma non ho alcuna intenzione di divertirmi a metter tutto questo sulla carta. E’ certo, infine, che ho avuto paura o qualcosa del genere. Se sapessi soltanto di che cosa ho avuto paura avrei già fatto un gran passo.
Il curioso è che non sono affatto disposto a credermi pazzo, anzi vedo chiaramente che non lo sono: tutti questi cambiamenti concernono gli oggetti. O almeno è di questo che vorrei essere sicuro…

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E’ un giovane senza importanza collettiva,
è soltanto un individuo.

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Una persona geniale.
Vito Mancuso su Repubblica lo ha definito “il Leonardo da Vinci della Russia”. Non a torto.
Pavel Florenskij è stato matematico, fisico, ingegnere, teologo, filosofo, storico dell’arte, sacerdote ortodosso.
Essere su entrambi i fronti della guerra continua tra scienza e fede non era contemplato dal sig. Stalin che lo fece fuori come nulla fosse nel 1937. Per i lor Siggnor la fede era ignoranza, nulla a che vedere con quel portento che fu l’ideologia comunista.

Capire Florenskij è arduo, e credetemi uno può credere di vibrare sulle sue corde, ma forse non si capirà mai..
A pelle io mi ci ritrovo, al 101%….

sentite qui..

Nello spazio ampio della mia anima non vi sono leggi, non voglio la legalità, non riesco ad apprezzarla…Non mi turba nessun ostacolo costruito da mani d’uomo: lo brucio, lo spacco, diventando di nuovo libero, lasciandomi portare dal soffio del vento

Il suo capolovoro indiscusso è “La colonna ed il fondamento della verità” scritto 96 anni fa.. senza dimenticare “Bellezza e liturgia”, “Non dimenticatemi” e “Ai miei figli”.

Con i suoi scritti manifesta la sua ribellione, il suo porsi al centro dell’universo (il suo); un autentico pericolo per il comunismo e per la Chiesa (il suo martirio non è ancora degno di beatificazione)..

Ancora…

Ho cercato di comprendere la struttura del mondo con una continua dialettica del pensiero; il pensiero vivo è per forza dialettico, mentre il pensiero che non si muove è quello morto dell’ideologia, che, nella versione religiosa, si chiama dogmatismo

Facce della stessa medaglia, ogni assolutismo così come ogni religione avversano intelligenza, libertà interiore e ricerca della verità (o certezza??)..

Lui diceva:

“quando da bambino mi ponevano il nome di Dio come limite esterno, quale sminuimento del mio essere uomo, mi arrabbiavo tantissimo”..

La fede non come assolutismo, ma relativa, funzionale alla ricerca della verità. Assolutismo come fossilizzazione.

Ed ora il concetto di antinomia.
La dialetttica elevata a chiave del reale si chiama antinomia, per Florenskij “scontro tra due leggi” entrambe legittime.

Di solito gli uomini scelgono una prospettiva perchè tenerle entrambe è lacerante, ma così mutilano l’esperienza integrale della realtà.
Ne viene che ciò che i più ritengono la verità, è solo un polo della verità integrale, per attingere la quale occorre il coraggio di muoversi andando dalla propria prospettiva verso il suo contrario.

 

Ai suoi figli cercò di dare  l’impronta che aveva lui stesso:

“La vita non è affatto una festa, ma ci sono molte cose mostruose, malvagie, tristi e sporche; rendendosi conto di tutto questo, bisogna avere dinanzi allo sguardo interiore l’armonia e cercare di realizzarla”

 

 

E come finale scelgo anche io le parole scritte nel suo testamento spirituale

Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso sull’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta ed intrattenetevi, da soli, col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete…

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…un uomo intrinsecamente morale se per moralità NON si intende  quella

ipocrita, bacchettona, baciapile, sessuofoba, borghese

del suo secolo, ma la moralità profonda di chi è disposto ad andare incontro alla sua storia fino alle estreme conseguenze ed a far fronte, a qualunque prezzo, alle responsabilità che si è assunto verso di sè e verso gli altri. In una società in cui si dice una cosa e se ne pensa un’altra, Catilina dice ciò che pensa, fa ciò che dice e sogna un mondo dove alle parole corrispondano i fatti. E’ per questo che Catilina il forte, il duro, il resistente, il coraggioso, il valoroso, il guerriero, il criminale, il violatore, l’avventuriero, soccomberà ad avversari tanto più piccini di lui e sarà l’uomo di tutte le sconfitte…..

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